Oggi, in questo mondo sovraffollato, non credo ci resti, per viaggiare davvero, altra direzione che l'Aurora. Non so perché ci ostiniamo a chiamarla Est. È un doppio inganno. Quel monosillabo assembla cose diversissime e incompatibili: il Centro Europa, i Balcani, l'impero russo, l'arcipelago dei mondi musulmani dalla Turchia in poi. E poi quella parola secca è un marchio, un timbro extracomunitario che respinge, notifica i nostri vuoti mentali e i nostri pregiudizi. È una sbarra che chiude la strada, non una porta che si apre su altri mondi. Per questo, preferisco chiamarla Oriente.
Incipit
La Grande Diagonale del Bosforo è alla portata di chiunque sia sano di corpo e di mente. Il senso vero è stato l'immenso, infantile, primordiale divertimento. Un divertimento tale che chi scrive è riuscito persino a partire malato e ad arrivare sano, e con un chilo in più. È difficile che una cosa simile si ripeta. La storia di tre caratteri diversissimi, uniti dallo stesso filo rosso e dalla stessa idea dell'andare. Il viaggio lento come goduria liberatoria e totale
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| Immagine a cura di F. Altan tratta dal libro stesso |
Paolo Rumiz (giornalista), Francesco Altan (vignettista) ed Emilio Rigatti (professore) decidono di pedalare da Trieste a Istanbul, questa è l’essenza del libro, il succo. Un’ode alla lentezza della pedalata, della fatica, degli incontri di persone e posti.
Un viaggio di diciotto tappe raccontante magistralmente da Paolo Rumiz e illustrate con la solita sagacia da Francesco Altan. Sei Paesi sfilano sotto le ruote delle tre biciclette e nelle 170 pagine di questo libricino per raccontare i personaggi, i volti e la cultura balcanica. I monti bulgari del Rila, i Balcani e la discesa verso il Mar Nero, locande e alberghi, anziani giocatori di carte e inflessibili doganieri, il testo si snoda attraverso l'incontro di luoghi e personaggi da romanzo per incontrare una storia, una cultura e luoghi vicini ma allo stesso tempo distanti da noi.


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