"Se mai nella nostra esistenza riusciamo ad attingere qualcosa di speciale, qualcosa di più elevato, ciò accade solo al prezzo di una particolare concentrazione interiore, di una paranoia sublime e, nella sua sacralità, affine alla follia"
Incipit
Di nuovo a Vienna e di ritorno a casa da una visita nei quartieri fuori mano, mi sorprese un rovescio di pioggia che, con sferzate d’acqua, costringeva la gente a rimpiattarsi rapida sotto i portoni e altri ricoveri, e anch’io cercai in fretta un tetto sotto cui ripararmi. Per fortuna a Vienna c’è un caffè in attesa a ogni angolo, e io mi rifugiai in quello proprio lì di fronte, con il cappello già gocciolante e le spalle bagnate fradice. All’interno si rivelò il solito, tradizionale caffè di periferia, senza il contorno accattivante di quelle orchestrine alla moda che in centro imitano i locali tedeschi, ma pervaso invece dall’atmosfera familiare della vecchia Vienna e affollato di gente modesta che consumava più giornali che dolciumi. A quell’ora, verso sera, l’aria già di per sé viziata presentava nelle azzurre volute di fumo un fitto disegno marmorizzato, e tuttavia il caffè aveva un aspetto lindo con i suoi divani di velluto palesemente nuovi e con la cassa di alluminio chiaro. Nella fretta non mi ero dato la pena di leggere il suo nome da fuori, ma a che scopo d’altronde? E adesso ero lì seduto al caldo, e guardavo impaziente di là dai vetri inondati d’azzurro e mi domandavo quando quella pioggia molesta avrebbe avuto la compiacenza di spostarsi di qualche chilometro.
Il libro
Più che un libro è un racconto: 53 pagine in cui Zweig dipinge un personaggio che tutti noi amanti dei libri vorremmo conoscere: Jacob Mendel. Il protagonista è un autentico archivio vivente, non ha letto tutti i libri ma tutti li conosce, non solo è dotato di una straordinaria memoria che lo rende già di per sé fuori dal comune, egli è assai più di questo: è un uomo che vive per i libri e con i libri e per il quale i libri e la vita si identificano.
Ma siamo “in piena guerra, alla fine del 1915” e c’è un russo che si aggira per Vienna così, senza documenti, come se niente fosse e chissà, forse è pure una spia: inammissibile.
Mendel dei libri è quindi, prima di tutto, un omaggio di Zweig alla parola scritta e alla cultura che per trasmettersi e diffondersi hanno bisogno di quella cosa straordinaria e immortale che sono i libri, i quali “si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e per difendersi così dall’inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l’oblio”.
Quest'opera è anche una formidabile parabola della fine dell'unicità nel mondo e l'entrata nell'era del conformismo.
Casa editrice: Adelphi
Anno di pubblicazione: 2008
Tradotto da: Ada Vigliani
Pagine: 53

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