“Quando ha scoperto Coleman Hawkins? «Be’, “Body and Soul” ad Harlem si sentiva dappertutto, nei jukebox. L’avrò sentito per la prima volta lì. Quando traslocammo a Sugar Hill, dove abitavano molti musicisti, mi capitò anche di vederlo di persona, in macchina. Aveva una bellissima Cadillac. Sempre ben vestito. Bisogna dire che all’epoca c’erano altri musicisti che invece avevano un atteggiamento più da gente di spettacolo. C’è stato un periodo della mia vita in cui sono arrivato a pensare che Louis Armstrong avesse un po’ troppo del minstrel, con tutti quei sorrisi. Ma ho cambiato subito idea, ero giovane. Comunque, quello che mi colpiva di Coleman era la dignità del suo portamento».” Sonny Rollins
Incipit
Una quindicina d’anni fa trascorsi un pomeriggio a casa del sassofonista Frank Lowe, dalle parti di Times Square. Lowe, un tempo esponente del free jazz, attraversava adesso una fase più adulta di infatuazione per Lucky Thompson: dal suo sax tenore non avrebbe voluto sentir uscire altro che sommessi svolazzi liberty.
Una quindicina d’anni fa trascorsi un pomeriggio a casa del sassofonista Frank Lowe, dalle parti di Times Square. Lowe, un tempo esponente del free jazz, attraversava adesso una fase più adulta di infatuazione per Lucky Thompson: dal suo sax tenore non avrebbe voluto sentir uscire altro che sommessi svolazzi liberty.
Due parole per descrivere Frank Lowe. Un uomo di colore con corti dreadlock, lungo, magrissimo, largo di spalle e alto di zigomi; il tipo d’uomo che conosce la vita, affabile e lievemente risentito. Tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta era cresciuta una generazione di jazzisti coriacei, gente in grado di affrontare il più rigido inverno mai conosciuto da una musica rimasta senza pubblico. Di conseguenza, Lowe era sopravvissuto per vent’anni in una piccola e bizzarra economia parallela. Nell’ambito dell’avanguardia veniva ascritto alla corrente più sentimentale e melodica, ma la gran parte della sua musica era lontana dal mainstream jazzistico.
Il libro
Ben Ratliff rinomato critico musicale del New York Times ci accompagna in un viaggio musicale scritto tra i migliori che io abbia letto. Quindici conversazioni con altrettanti grandi interpreti della musica jazz.
Il parterre scelto dal giornalista non è banale, anzi, varia tra musicisti della prima generazione (Wayne Shorter, Sonny Rollins, Ornette Coleman, Andrew Hill e altri) e della seconda generazione (Joshua Redman, Dianne Reeves, Branford Marsalis…) ognuno di essi avrà prescelto un trittico di brani di altri artisti su cui si instaurerà un dialogo fino a creare una vera e propria guida all’ascolto.
Conversando con loro di struttura, melodia, interpretazione e storia della musica jazz Ratliff ha la meravigliosa capacità di far sentire il lettore seduto di fianco al jazzista, come quasi fosse il lettore a porre le domande ad ognuno di questi miti.
Sorprendente come ognuno di loro sfoggi peculiarità (in alcuni casi chiaramente percepibili nella musica che propongono), caratteristiche e attenzione a particolari aspetti della musica.
Assolutamente geniali le conversazioni con Pat Metheny e Sonny Rollins.
Casa editrice: Minimum Fax
Anno di pubblicazione: 2010
Tradotto da: Marco Bertoli
Pagine: 242

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